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Quante volte ultimamente mi capita di mangiare ad orari assurdi, soprattutto se sono da sola…ed anche oggi si sono fatte le tre del pomeriggio! Non crederete che mi sia rassegnata ad un caffè? Ma non ne parliamo! Se riesco a rientrare a casa, come oggi, se il frigo me lo consente, mi prendo i miei trenta minuti di relax tra cibo e… in fondo è dalle sei che non mangio nulla! Apro il frigo e…un pezzetto di frittata avanzata, insalata e verdurine varie, prosciutto cotto, emmental di grotta (quello con la crosta nera) ….si c’è tutto ed allora:

insalata mista con frittata e pomodori secchi e …

…croque-monsieur con senape all’estragone!

Ecco come l’ho fatto:

2 fette di pane in cassetta

1 fetta di prosciutto cotto

1 fetta di emmental

una noce di burro salato

1 cucchiaio di panna liquida

2 cucchiai di emmental grattugiato

un cucchiaino di senape (io in questo caso ho usato quella all’estragone, ma voi potete usare quella che volete)

Procedete con una fetta di pane, il prosciutto, la noce di burro, l’emmental e la fetta di pane cosparsa con una crema creata con la panna, l’emmental grattugiato e la senape. Mettete tutto in forno caldo e …gnam!

Che dite avevo fame?

Dimenticavo, ho accompagnato il tutto con il Derthona de La Colombera…pronti a ripartire, dopo il caffè però!

Leggerezza

Voi non ci crederete ma il piattino di cui sto per parlarvi è stato l’antipasto del celeberrimo (per ogni famiglia a modo suo) Pranzo di Natale! Le cose stanno così: da ormai due anni tutta (ma proprio tutta!) la mia famiglia passa il pranzo del 25 dicembre a casa nostra ma…perché in queste occasioni c’è sempre un ma…per non gravare troppo sulla cuoca (che sarei io) ogni ‘nucleo familiare’ porta qualcosa e così mia mamma ha fatto (a casa mia…) i cappelletti, mia suocera (il suo macellaio) la tacchinella  ripiena e mia zia la cima e l’insalata russa…tutto il resto è stato un mio onore/onere. Ma dopo la solita mezz’ora di discorsi… a tutti fa piacere rivivere per filo e per segno il proprio pranzo di Natale, ma qui un compromesso era d’obbligo ed è stato raggiunto con estrema …ehm…diplomazia. Dopo dialoghi e discorsi, come ciliegina sulla torta, non poteva assolutamente mancare la fatidica frase paradosso: ‘Bene ma cerchiamo di non alzarci alle cinque, di restare leggeri…insomma di non fare il pranzo di Natale!’ sensato…

Comunque io li ho presi alla lettera.

Carciofi in tre cotture con spuma di ricotta sarda

 9 carciofi

300gr di ricotta sarda

1 limone

Brodo vegetale

Panna fresca QB

Olio extra vergine d’oliva

Sale

Pepe bianco

Olio di semi di girasole

 

Pulite 6 carciofi e divideteli in quattro parti, tenete da parte i gambi in acqua e limone, cuocete gli spicchi in un filo di olio extra vergine d’oliva condito (sale e pepe bianco). Far sudare senza che prendano colore e, se serve, aggiungere poco brodo vegetale, portare a cottura coperti.

Fare un brodo con i gambi di tutti i carciofi più uno intero facendoli stufare delicatamente in olio extravergine d’oliva, aggiungere in seguito un po’ di brodo vegetale fino a coprirli, portare e cottura, frullare, regolare la densità che deve essere media, condire con sale, pepe, qualche goccia di limone,  passare al colino cinese e tenere da parte.

Passare la ricotta al setaccio, aggiungere panna fresca quanto basta per renderla leggermente più cremosa ma lasciandola comunque compatta, condire a piacere ed inserire in una sacca da pasticceria per distribuirla con più semplicità nei piatti.

Pulire i rimanenti 2 carciofi (già privati dei gambi), tagliarli sottilmente e friggerli in olio di semi di girasole ben caldo fino a renderli croccanti, salare.

FINITURA

Disporre su ogni piatto uno strato di brodo di carciofi, 6 spicchi tenui in caldo e nappati nel loro sughetto disposti in modo da formare  una raggiera che conterrà al centro la crema di ricotta e sopra ad essa i carciofi fritti.

Dicevo..li ho presi alla lettera talmente tanto che il più fervido sostenitore della teoria della leggerezza voleva più carciofi fritti, mentre  il mio maritino con un sorriso innocentemente goloso: ‘…leggero, leggerissimo, forse fin troppo’. Non sono mai contenti questi parenti!

Questa volta poche parole, tante immagini! Dedicate ad un carissimo amico compatriota del mio papà.

Mi scuso per la presentazione dei piatti (terribile in alcuni casi), ma la stanchezza della  mezzanotte ha avuto il sopravvento.

Non sono impazzita state tranquilli, chiarisco subito per chi non sa cosa sia la Caesar Salad. Queste due parole indicano un’insalata di origine americana composta da lattuga romana, formaggio, crostini ed una salsina molto gustosa. Si dice inventata dallo chef Cesare Cardini nel 1924 il giorno del 4 luglio, un 4 luglio in cui si era ritrovato con solo gli ingredienti necessari per questa fortunata invenzione.

Non so quanto onore e gloria abbia ricevuto il signor Cesare (ah Cesare! sembra un romanaccio de Roma!), fatto sta che è entrata nei menu di una infinità di ristoranti a stelle e strisce e ne è diventata un piatto rappresentativo. Se ora vi capita di vedere una qualsiasi trasmissione sul cibo che anche solo ammicchi allo stile americano sicuramente la Caesar Salad farà capolino tra i piatti presentati: “Una Caesar Salad al due! E’ pronta la Caesar Salad? Allora questa Caesar Salad! E questa ti sembra una Caesar Salad?” giusto per parafrasarne uno.

Ma che gusto avrà la celeberrima insalata? Non potendo andare dallo zio Sam per provarla ho deciso di farmela; e qui comincia l’inghippo, avete idea di quante diverse ricette ci siamo? Tanta, tante…troppe! E dopo diverse prove tra libri e siti web ne provo la versione  di uno chef…spagnolo: Ferran Adrià, che nel suo libro Il pranzo in famiglia  racconta le pietanze che i suoi chef mangiano prima del servizio nel suo ex elBulli.

Eureka! L’ho trovata! Probabilmente non la ricetta della vera Caesar Salad, ma la Caesar Salad che piace a me.

Caesar salad Ferran Adrià

PER 2 PERSONE

½ spicchio d’aglio

2 filetti d’acciughe

1 tuorlo

2 c.ni di aceto di Sherry

4 c.i. olio di semi di girasole

20gr di parmigiano grattugiato

1 cespo piccolo di lattuga romana, cos o iceberg

Crostini di pane tostati in forno con olio extra vergine d’oliva

Parmigiano grattugiato

Mettere l’aglio, le acciughe, il tuorlo in un recipiente alto, frullarli e poi montarli versando l’olio a filo fino ad ottenere una salsa densa, incorporare l’aceto ed unire il parmigiano grattugiato. Pulire e tagliare la lattuga, metterla in una insalatiera e prima di servirla condirla con la salsa, i crostini ed il restante parmigiano.

Credevate che questa frase fosse adatta solo al maiale? Ed invece no! La buona vecchia seppiolina è uno di quegli esseri (come tanti tanti altri credetemi) che al loro interno racchiudono piccoli grandi tesori; e se nel periodo delle uova non bisogna mai farsele pulire, per poter gustare queste sfere opalescenti di incommensurabile sapore, ogni giorno dell’anno con il loro nero inchiostro ci possono regalare piatti economici ed estremamente saporiti. Ovviamente in primis il risotto, un classico, semplice, profumato e corroborante per questa stagione frescolina. Ma se avete voglia di qualcosa di leggermente più elaborato perché non optare per in piatto di profumati e croccanti tagliolini total black?

Qualche riga più sotto troverete la ricetta, ma prima vi volevo ancora dire due cosine per me importanti…il nero di seppia il vostro pescivendolo di fiducia ve lo regalerà quasi sicuramente anche se non comprate le seppie…il condimento per questa pasta può variare da un sugo anche bianco fatto con le seppie stesse, al pomodoro possibilmente fresco (ma vi ricordo da brava pignola  che non è più stagione!), al semplicissimo burro come ho fatto io in questa foto…facile no?

Pasta al nero di seppia – per quattro persone

200 gr di farina 00

200 gr di semola di grano duro

3 uova

3 vesciche d’inchiostro di seppia

Sbattete in una ciotola le uova con il nero di seppia ed amalgamate bene. Impastate ora con le farine versando il composto nella solita fontana preparata sul tagliere. Dovete ottenere un impasto elastico e sodo.

Per questa operazione potete avvalervi dell’aiuto di robot da cucina, impastatrici, ecc..

Tirate la pasta  a mano o con la macchina ricavatene il formato che preferite.

Se fate la pasta anche all’ultimo minuto ricordatevi di cospargerla bene di farina di semola per fa si che non si attacchi tra la fine della preparazione ed il momento dell’utilizzo.

Se condite la pasta solo con il burro come ho fatto io vi consiglio di aggiungere un pizzico di sale all’impasto per renderlo ancora più saporito.

Ricordatevi di scolarla bene al dente e buon appetito!

La verità è che io non amo particolarmente mangiare i dolci, se devo scegliere tra un piatto di spaghetti alla carbonara o un mega dessert al cioccolato non ho dubbi! Carbonara per sempre! Questo generalizzando, perché in fondo qualche dolce a cui (quasi) non so resistere c’è, come…non ve lo dico, altrimenti poi cosa scrivo nei prossimi post?!

Questa mia predilezione per la parte salata della vita non è però esattamente condivisa dal resto della mia famiglia, e così se io al mattino mangio da brava genovese adottiva la focaccia, i miei coinquilini sbavano per un inizio dolcissimo, entrambi! Che mio marito sia un goloso di dolci al punto da doverlo tenere sotto strettissima sorveglianza è cosa abbastanza risaputa tra gli amici, le sue prodezze, la destrezza con cui furtivamente fa scomparire i cioccolatini sono ineguagliabili; per questo motivo sono io il suo dispensatore di dolci, nulla può essere toccato senza il mio permesso (ma vi rendete conto?). Negli ultimi 16 mesi sono arrivata alla conclusione che quello della golosità dolciaria sia un gene tramandabile ai figli…la nostra piccola pupattola appena cominciato a camminare ha capito subito dove si trovava il vassoio dei biscotti e con assoluta disinvoltura, nel passarvi vicino, allungava una manina e si serviva per poi scappare nuovamente a giocare con la preda ben stretta in una mano. Ho risolto il problemino isolando i biscotti in tortiere rialzate sotto campane di vetro, almeno per i prossimi 15 cm dovrei essere tranquilla. Ma Ginevra è come gli elefanti: ha buona memoria! Visto che il suo additare le campane di vetro ad ogni passaggio non le faceva ottenere l’agognato premio, nel giro di pochi giorni ci sorprese: puntò il dito verso i vassoi ci guardò tranquilla e…”totta, totta, totta!”. Certo biscotto era ancora troppo complicato e poi quel giorno in uno dei due vassoi c’era proprio la torta di mele! Ci rinuncio, il mia carriera di vigile dei dolci sarà molto, molto lunga.

Voi ora mi direte: non fare più dolci ed ecco risolto il problema! E qui casca l’asino, fare i dolci mi piace un sacco, e poi un po’ di dolce ci vuole no? Ma ci vogliono delle regole: sopra al metro il dolce è concesso solo al mattino o nel caso di ospiti (cosa che per sua fortuna capita spesso), sotto il metro solo dolci ad hoc, in piccole porzioni, al mattino o a merenda.

Ed ecco l’ultima produzione : torta di marmellata di prugne (per inciso fatta da me) con copertura grattugiata per Gin…

…torta in tre tempi cioccolato e pere per il suo papà…

…e di questa vi lascio la ricetta:

Torta in tre tempi cioccolato e pere

PER LA BASE

170gr di farina

120gr di burro

60 gr di zucchero

40gr di cacao amaro in polvere

2 cucchiai di rum

PER LA COPERTURA

2 pere grandi

120gr di cioccolato fondente

220gr di panna

1 uovo intero più un tuorlo

40gr di zucchero più per spolverizzare

Fare ammorbidire il burro a temperatura ambiente quindi montarlo con lo zucchero ed il rum  fino ad ottenere una crema omogenea. Aggiungere il farina ed il cacao setacciati, l’impasto deve risultare sodo ma malleabile, porlo in frigorifero per almeno 1h. Consiglio a chi ha poco tempo di preparare l’impasto il giorno prima.

A questo punto imburrare ed infarinare una teglia da 26 cm di diametro, rivestirla con la nostra pasta, bucherellarla con una forchetta e farla cuocere con sopra un foglio di carta da forno ricoperto di fagioli per 10 minuti in forno caldo a 180°C. Nel frattempo pulire e tagliare le pere a fette nel senso della lunghezza, far sciogliere il cioccolato sul fuoco con la panna mescolando e tenendo la fiamma molto bassa finché non si saranno perfettamente amalgamati. Fare intiepidire ed intanto montare l’uovo ed il tuorlo con lo zucchero,  unirlo al cioccolato e panna, mescolare bene. Versare il composto sulla base di crostata e disporvi sopra le pere a raggiera, spolverizzare di zucchero ed infornare nuovamente per 20 minuti, fino a cottura, fino a quando le pere non risulteranno leggermente caramellate.

Buon lavoro.

Non riesco proprio a distogliere lo sguardo, quello foto mi attira verso di se come una calamita, mi fa entrare in lei, tornare in lei…mentre nella camera di mia madre faccio addormentare la piccola lo sguardo resta fisso sul mio luogo del sogno…la casa dei miei nonni…la mia casa. E mentre Ginevra si rotola nel lettino la mia mente ripercorre quei luoghi ancora esistenti, ma spettro di quello che erano una volta, strappati a chi li amava tanto da un treno fantasma pieno di scandali italian style. E allora chiudo gli occhi, e vedo il vialetto di ghiaia con le tre querce secolari che davano ombra alla casa, il giardino con le rose, il pino salvato da mio padre sradicandolo e potandone le radici in una notte stellata contravvenendo agli ordini della nonna, il mio pino, piantato il giorno delle mia nascita, e quello di mio  cugino; ed ancora l’orto, la “casa dei conigli”, il pollaio, il fienile, il porcile in disuso da anni dove mi nascondevo non curante del piccolo popolo di gambalunga che vi abitava…la mia altalena…una vecchia spessa asse e due resistenti  corde, gli alberi da frutto, le viti di un vino povero, contadino, il migliore che abbia mai bevuto, pigiato da noi bambini. La casa non era nulla di che, una classica casetta di due piani più il solaio (che fungeva da granaio) ed una cantina con vicino un sottoscala adibito a dispensa, una vera dispensa piena di vasetti,  prelibatezze accantonate nella bella stagione, da gustare quando la vecchia stufa in ghisa riprendeva il suo lavoro.

Da questi ricordi dolci amari un profumo, il profumo dei biscotti che mia nonna preparava nel vecchio forno a legna all’aperto, ed allora ricerco tra i suoi foglietti scritti a mano in una grafia antica questa semplice ricetta da preparare per la mia bambina, come un omaggio a lei da parte della sua bisnonna.

Biscotti di Nonna Norina

Burro 250gr

Farina 700gr

Fecola 300gr

Tuorli 8

La buccia di un limone

Due bustine di lievito per dolci

Zucchero 3 etti

Latte qb

 La preparazione è semplice, si impastano gli ingredienti fino ad ottenere una pasta dalla consistenza abbastanza morbida, si fanno de cannelli di pasta come quando si fanno gli gnocchi, ma di diametro leggermente più grande, e poi si tagliano della lunghezza di circa 5 cm e si mettono in forno caldo a 180° C per circa 15 minuti, fino a doratura.

Ho amato questi biscotti da bambina, mi hanno accompagnato per tanti anni e sono felice di averli fatti rientrare nella mia vita regalandoli alla mia famiglia, anche se per me non avranno mai lo stesso sapore di quelli del ricordo, quelli delle mani amorevoli di chi mi ha cresciuto e fatto diventare quella che sono ora.